2030: più case, meno campi

27/02/2017

Il dilagare dell’urbanizzazione in atto sta riducendo le aree agricole sostituite da strade, case e industrie, soprattutto nelle zone dove i terreni sono maggiormente produttivi. Questo quanto emerso da uno studio condotto  dal Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change  sulla ”Futura espansione del territorio urbano e le implicazioni per la produzione agricola globale” e pubblicato sul “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNSA).

PNAS_mappaIl mondo nel 2030
L’analisi compiuta dai ricercatori tedeschi indica che entro il 2030 le terre coltivate si ridurranno dell’1,8-2,4%. Il fenomeno si concentrerà nelle zone già oggi più fittamente abitate dell’Asia e dell’Africa.
I vari centri urbani si amplieranno fino a fondersi  occupando il suolo agricolo, che in queste zone, pianeggianti e ricche d’acqua, è due volte più produttivo della media (qui a lato la mappa del PNAS con le proiezioni dell’avanzata del tessuto urbano previste per il 2030).
Zone a rischio si trovano in America, dalla megalopoli BosWah (da Boston a Washington) negli USA alla regione di San Polo in Brasile. Meno coinvolta l’Europa.
F2.largeSecondo le previsioni dell’ONU la popolazione mondiale nel 2030 raggiungerà 8,5 miliardi di persone, circa un miliardo più di quella attuale, ma l’urbanizzazione aumenterà ancor più rapidamente. Qui a lato alcune delle principali zone a rischio con le ipotesi di espansione: le aree agricole in rosso hanno il 75% di possibilità di scomparire entro quella data.
La perdita delle aree coltivabili che si accompagna all’aumento della popolazione renderà sempre più difficile alle economie dei Paesi in via di sviluppo riuscire ad assicurare i mezzi necessari alla sussistenza dei propri abitanti.

Ieri e oggi
Se confrontiamo la situazione attuala con quella dell’inizio del secolo notiamo grandi cambiamenti, con i campi già notevolmente ridotti. Il programma Google Earth presenta l’opzione “visualizza immagine storiche” che permette di vedere la mappa della superficie terrestre negli anni passati. Più si va indietro, meno sono le mappe disponibili, ma dal 2000 ad oggi possiamo osservare quasi tutto il pianeta.
Il confronto tra la mappa del 2017 e quelle del passato mette in evidenzia i mutamenti avvenuti.
Qui sotto la zona di Shanghai (Cina) nel 2000 e nel 2017

Shanghai_2017Shanghai_2000

E qui l’area de Il Cairo (Egitto) nel 1986 e nel 2017.
Il_Cairo_1986Il_Cairo_2017

Non sempre l’urbanizzazione si sviluppa a scapito delle colture, ad esempio nel Dubai sono state nuove isole e penisole artificiali lungo la costa.
Dubai_2000-2017Questa tecnica permette si ottenere terre edificabili senza influire sulle colture, anche se qui, dove le terra è desertica, queste strutture sono state realizzate essenzialmente per incentivare il turismo.


Fare Geo

  • Osserva le undici zone più a rischio individuate nello studio tedesco e riportate nelle mappe da A a J. Quante sono in Asia e quante negli altri continenti? Le località riportate presentano caratteristiche fisiche comuni? Se sì, quali elementi hai individuato? In quali località lo sviluppo futuro sarà attuato anche in zone non in conflitto con l’agricoltura (aree in grigio)? Precisa perché ritieni non siano in conflitto con le coltivazioni.
  • Utilizza Google Earth per osservare come è cambiata nel tempo una delle località indicate o un’altra zona a tuo piacere e prepara una breve relazione accludendo alcune immagini tratte dal programma (in alto trovi il tasto “salva immagini”).
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