Agenda 2030: Goal n. 14, la vita sott’acqua

14/11/2017

Sustainable_Development_Goals_IT_RGB-14-312x312Il quattordicesimo goal dell’Agenda 2030 punta a utilizzare in modo sostenibile la vita e tutte le risorse dell’oceano, l’immensa distesa d’acqua che collega tutte le terre e costituisce il “sistema circolatorio” del nostro pianeta (post 15/02/2016). Un sistema che contribuisce a regolare il clima, fornisce grazie al fitoplancton metà dell’ossigeno necessario alla vita e assorbe buona pare del biossido di carbonio. Un sistema globale essenziale anche per lo sviluppo dell’economia mondiale; dal sito ONU Italia i principali modi in cui gli oceani sono utilizzati dall’uomo:

  • Il 90% del commercio globale utilizza il trasporto marino;
  • I cavi sottomarini trasmettono il 95% di tutte le telecomunicazioni globali;
  • La pesca e l’acquacoltura forniscono a 4,3 miliardi di persone più del 15% del consumo annuale di proteine animali;
  • Più del 30% dell’olio e gas globale prodotto è estratto in mare aperto;
  • Il turismo costiero è il settore di mercato maggiore nell’economia mondiale, includendo il 5% del prodotto interno lordo globale e dal 6 al 7% dell’occupazione globale;
  • Ampliare le conoscenze sulla biodiversità marina ha portato a progressi rivoluzionari in settori quali la galenica, la produzione del cibo e l’acquacoltura;
  • Delle 20 megalopoli del mondo, ben 13 sorgono in zone costiere;
  • Maree, onde, correnti ed energia eolica in mare aperto costituiscono risorse energetiche emergenti che hanno un alto potenziale nel diffondere energia a basse emissioni di carbonio in molti paesi costieri.

utilizzi
Un ambiente a rischio

impatto_umano-mariLe acque marine sono state ormai in gran parte compromesse dalle attività umane (Slow Fish).

Prima di tutto l’inquinamento, dalla plastica che forma immense isole al centro degli oceani (post 13/04/2013) al petrolio scaricato dalle petroliere e nel caso di incidenti, alle innumerevoli sostanze tossiche (fertilizzanti, pesticidi, scarichi industriali, metalli, scorie nucleari…) portate dai fiumi, ai veleni presenti nell’atmosfera che ricadono in mare con le piogge.
Sostanze che provocano l’acidificazione delle acque e intossicano la vita marina, dalle alghe, ai pesci, ai mammiferi marini, agli uccelli acquatici, entrando così nella catena trofica per giungere infine anche sulle nostre tavole. Mentre l’inquinamento acustico causato dalle navi danneggia il comportamento dei grandi mammiferi marini (Slow Fish).

pescatoPoi la drastica riduzione della fauna ittica causata dalla pesca eccessiva o condotta con tecniche distruttive che impedisce il rinnovamento delle popolazioni marine. I prodotti della pesca costituiscono una percentuale sempre più elevata dell’alimentazione umana, ma il pesce diminuisce. Nella seconda metà del secolo scorso la quantità di pescato ha continuato ad aumentare, ma le catture sono in calo dal 1995 e attualmente la domanda di pesce è doppia rispetto alla disponibilità di offerta dalla pesca sostenibile (a lato e in basso grafico  e mappe da World Bank).
variazione_catture

Un pericolo per la vita marina viene anche dal turismo, sia quello costiero sia il turismo di crociera, che hanno un forte impatto sull’ecosistema acquatico. Aumento dell’inquinamento, degrado e distruzione delle coste per la costruzione di nuove infrastrutture, elevato sfruttamento delle risorse idriche, danni all’economia delle comunità locali… Nei Paesi più poveri sovente viene vietato l’accesso alle spiagge alle popolazioni che in passato qui trovavano loro sostentamento. Solo un turismo sostenibile può favorire lo sviluppo economico e proteggere ambiente e comunità locali (Transforming Tourism).
venezia-grandi-navi-675A lato un’immagine delle grandi navi che, nonostante le proteste degli ambientalisti, ancora oggi arrivano fino a Piazza San Marco, causando gravi danni all’ecosistema della laguna (da Il Fatto Quotidiano).

Al lavoro per salvare l’oceano

conferenza_oceanoNella Conferenza ad alto livello delle Nazioni Unite tenutasi nel giugno 2017 presso la sede dell’ONU a New York, la prima dedicata all’oceano e al goal 14 dell’Agenda 2030 (Ocean conference), sono state istituite le Communities of Ocean Action, impegni volontari dell’ONU, dei governi e delle organizzazioni civili per la salvaguardia degli oceani. Nove le Comunità tematiche di azione per l’oceano progettate, che spaziano tra i vari sotto-obiettivi del goal 14: “mangrovie”, “barriere coralline”, “acidificazione dell’oceano”, “gestione degli ecosistemi marini e costieri”, “pesca sostenibile”, “inquinamento marino, economia azzurra sostenibile, conoscenza scientifica, sviluppo della capacità di ricerca e trasferimento della tecnologia marina”, “attuazione del diritto internazionale come riflesso nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”.

Il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite ha avviato due progetti che riguardano la vita nelle acque (UNDP).

BenguelaLungo la costa sudoccidentale dell’Africa, dall’Angola alla Namibia e al Sudafrica, l’(UNDP) si sta impegnando per la salvaguardia del particolare ambiente costiero lambito dalla Corrente del Benguela. Le acque della corrente sono tra le più ricche di vita e di biodiversità, mentre lungo la costa il passaggio delle acque fredde forma una nebbia che fornisce l’umidità necessaria alla vita in una zona altrimenti desertica (deserto del Namib). Una regione però estremamente fragile e vulnerabile che rischia la distruzione per le attività umane, dalla pesca, all’estrazione mineraria, al passaggio delle navi… I governi dei tre Paesi per la salvaguardia di questo ecosistema hanno costituito la Commissione Corrente del Benguela (BCC) che mira alla gestione sostenibile della zona.

India_pescaSulla costa nordoccidentale dell’India, nello stato del Maharashtra, il progetto che punta a rendere sostenibili le attività umane lungo le coste per salvaguardare ambiente e biodiversità (post 23/10/2017, UNDP).

I sotto-obiettivi

L’Agenda 2030 ha suddiviso questo goal in dieci  target (ASViS), qui sintetizzati, che mirano a proteggere questo immenso ambiente oggi in pericolo, ma indispensabile per la sopravvivenza della vita sulla terraferma. Molti gli obiettivi che l’Agenda 2030 chiede di raggiungere in anticipo per porre rimedio alla grave situazione attuale.

  • 14.1 Entro il 2025 prevenire e ridurre l’inquinamento marino, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri, compresi i rifiuti marini e l’inquinamento delle acque da parte dei nutrienti
  • 14.2 Entro il 2020 gestire e proteggere gli ecosistemi marini e costieri per evitare impatti negativi significativi, rafforzando la loro capacità di recupero e agendo per il loro ripristino al fine di ottenere oceani sani e produttivi
  • 14.3 Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell’acidificazione degli oceani
  • 14.4 Entro il 2020 regolare la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, illegale, non regolamentata, distruttiva; emettere in atto i piani di gestione per ricostituire gli stock ittici nel più breve tempo possibile
  • 14.5 Entro il 2020  proteggere almeno il 10% delle zone costiere e marine
  • 14.6 Entro il 2020, vietare sovvenzioni che contribuiscono all’eccesso di pesca, eliminare i sussidi alla pesca illegale, riconoscendo la necessità di un trattamento speciale e differenziato adeguato ed efficace per i paesi in via di sviluppo
  • 14.7 Aumentare i benefici economici derivanti dall’uso sostenibile delle risorse marine per i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati, anche mediante la gestione sostenibile della pesca, dell’acquacoltura e del turismo
  • 14.a Aumentare le conoscenze scientifiche, sviluppare la capacità di ricerca e di trasferimento di tecnologia marina al fine di migliorare la salute degli oceani e la biodiversità marina per lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo
  • 14.b Assicurare ai piccoli pescatori artigianali l’accesso alle risorse e ai mercati marini
  • 14.c Migliorare la conservazione e l’uso sostenibile degli oceani e delle loro risorse tramite l’applicazione del diritto internazionale

La situazione dell’Italia

Ancora molto da fare nel nostro Paese per raggiungere il quattordicesimo goal. Lascia a desiderare il monitoraggio dei sistemi marini e non sono ancora state adottate le misure previste dall’Unione Europea.
Goal14_indicatore_ItaliaAnche se l’indicatore composito dell’ASviS, qui a lato, evidenzia un lento miglioramento, l’Italia è in ritardo su tutti i target indicati. Un ritardo grave soprattutto perché, dato l’elevato sviluppo costiero in rapporto alla sua superficie, le coste rivestono una notevole importanza per l’economia italiana (turismo, porti, pesca…).
Il sovra-sfruttamento degli stock ittici è ancora troppo elevato, l’88% nel 2014 (e nel 2013 arrivava al 95%), continuando così i pesci scompariranno e faremo del Mediterraneo un “deserto acquatico”.


Fare Geo

  • Prepara una serie di grafici che illustrino i principali modi in cui gli oceani sono utilizzati dall’uomo riportato dall’Onu Italia (vedi in alto) con una didascalia di commento.
  • Fai una ricerca sulla situazione attuale del Mediterraneo: inquinamento, sfruttamento ittico, sfruttamento delle coste, estrazione petrolio, impatto del turismo costiero e di crociera… (su La Repubblica notizie utili).

 

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