Agenda 2030: Goal n. 15, la vita sulla terra

27/11/2017

Il quindicesimo goal dell’Agenda 2030 punta a proteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri: utilizzare in modo sostenibile le foreste, fermare la desertificazione e il degrado del territorio, salvaguardare la biodiversità (post 15/02/2016).

L’uomo non può vivere da solo, fa parte dell’ambiente in cui vive e da questo trae tutto ciò di cui ha bisogno, dal cibo che mangia all’ossigeno che respira. Se l’ecosistema si degrada, la via animale e vegetale ne patisce e ne patiamo anche noi che ne facciamo parte.
L’80% dell’alimentazione umana è di origine vegetale e sono le piante a rifornire l’aria dell’ossigeno che respiriamo. Ma anche le piante hanno bisogno delle altre componenti dell’ecosistema per l’impollinazione e lo spargimento dei semi e per la fertilità del terreno su cui crescono. Un complesso legame che unisce tutte le componenti biotiche e abiotiche di un territorio.
Un ecosistema è tanto più ricco quanto più è ricca e sana la varietà di specie che lo compongono. Per questo sono importanti i 3 elementi presi in considerazione da questo goal: foreste, territorio, biodiversità.

Dall’ONU (UNric) alcuni dati sulla situazione attuale e sui suoi effetti sulla popolazione:

Foreste

  • Circa 1,6 miliardi di persone dipendono dalle foreste per il loro sostentamento.
  • Le foreste costituiscono l’habitat di oltre l’80% di tutte le specie viventi terrestri.

Desertificazione

  • 2,6 miliardi di persone dipendono direttamente dall’agricoltura, ma nel 52% del terreno agricolo il suolo è almeno in parte deteriorato
  • Dal 2008, il deterioramento del suolo ha colpito 1,5 miliardi di persone
  • La perdita stimata di terreno arabile è 30-35 volte più del passato
  • Siccità e desertificazione causano la perdita di 120mila km² ogni anno (23 ettari al minuto), terreni dove potenzialmente si potevano coltivare 20 milioni di tonnellate di cereali
  • Il 74% dei poveri nel mondo sono direttamente colpiti dal deterioramento dei suoli.

Biodiversità

  • Delle 8.300 specie di animali conosciute, un 8% si è estinto e un 22% è a rischio estinzione (a lato grafico dalla World Bank)
  • Delle oltre 80.000 specie di alberi, meno dell’1% è stato studiato per un potenziale utilizzo
  • Il pesce fornisce il 20 % di proteine animali a circa 3 miliardi di persone. Circa il 30% di pescato in mare è costituito da sole 10 specie, e 10 specie costituiscono metà della produzione derivante dall’acquacoltura
  • Tre colture cerealicole da sole– riso, mais e grano – ci forniscono il 60% dell’apporto calorico
  • L’80% delle persone che vivono in zone rurali nei Paesi in via di sviluppo si affida a medicine tradizionali a base di piante, per le cure di base
  • I microrganismi e gli invertebrati sono essenziali per gli ecosistemi, ma il loro contributo resta ancora scarsamente noto e raramente riconosciuto.

Uno studio, pubblicato sulla rivista Nature, individua nell’agricoltura intensiva a causa della riduzione della biodiversità che sembra stia provocando la sesta estinzione di massa: la velocità con cui sui stanno estinguendo mammiferi e uccelli è simile a quella che ha caratterizzato le precedenti cinque grandi estinzioni (ASviS, La Repubblica).

Il Capitale Naturale

Come riporta l’ASviS, per valutare correttamente il reale “sviluppo sostenibile” dei Paesi è necessario contabilizzare lo sfruttamento delle risorse naturali (a lato percentuale di territorio protetto nel mondo da World Bank), cioè il “Capitale Naturale”, proprio ciò che il 15° goal vuole conservare:

Negli ultimi 50 anni, l’intensa attività antropica ha cambiato profondamente e rapidamente lo stato di conservazione e di rigenerazione degli ecosistemi, contribuendo alla continua espansione del degrado ambientale che sta già determinando costi enormi anche per le attività economiche e sociali.  Qualsiasi iniziativa che è ed è stata necessaria allo sviluppo e alla sussistenza delle società civili, ha comportato l’utilizzo e la riduzione del Capitale Naturale”.

Sul primo rapporto del Ministero dell’Ambiente sullo stato del Capitale Naturale italiano si trova la definizione (da UK Natural Capital Committee):

Il Capitale Naturale include l’intero stock di beni naturali – organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche – che forniscono beni e servizi di valore, diretto o indiretto, per l’Uomo e che sono necessari per la sopravvivenza dell’ambiente stesso da cui sono generati

Che cosa si sta facendo

Dall’ONU (Sustainable Development Knowledge Platform) i passi avanti fatti fino ad ora a livello globale.
La perdita di foreste dal 2010 al 2015 è stata inferiore in percentuale rispetto agli anni ’90 e la copertura forestale in parecchi Paesi è cresciuta (a lato mappa da World Bank); la protezione delle aree chiave per la biodiversità è salita notevolmente; la vegetazione delle aree montane si è estesa anche se rimane minore in Asia; il sostegno alla biodiversità è aumentato, anche se la perdita di specie continua a ritmo allarmante e il bracconaggio ostacola la conservazione; 144 paesi hanno ratificato il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura e 96 paesi hanno ratificato il Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche.

Il Programma dell’ONU per lo Sviluppo sta operando per consentire alle popolazioni più povere una vita accettabile e nello stesso tempo migliorare l’ambiente naturale  in cui vivono, proteggendo terreno, flora e fauna.
Molte azioni intraprese mirano al raggiungimento di più goal collegati strettamente al 15*: conservare gli ecosistemi permette anche di migliorare le condizioni socioeconomiche e sanitarie delle popolazioni che vi abitano.

In Montenegro il progetto, già visto nel goal 11, per un “turismo verde” (post 16/16/2017UNDP), mentre in Perù il progetto, già visto nel goal 13, con i “guerrieri Harakmbut”, la popolazione indigena che vive nell’Amazzonia, per salvare la foresta e lottare contro il cambiamento climatico (post 6/11/2017, UNDP).

In Ghana l’UNDP ha aiutato gli agricoltori, e in particolare le donne, a migliorare la produzione di cacao fornendo 800mila piantine a diecimila coltivatori. Una volta cresciute, gli alberi proteggeranno le piante di cacao dal sole e manterranno umido il suolo durante la stagione secca permettendo il recupero di 8.500 ettari di terreno degradato.

I sotto-obiettivi

L’Agenda 2030 ha suddiviso questo goal in dodici target (ASviS), qui sintetizzati, che mirano a proteggere e conservare la vita sulla terraferma e chiede di raggiungerne alcuni in anticipo per salvare gli ecosistemi più a rischio.

  • 15.1 Entro il 2020, garantire la conservazione, il ripristino e l’uso sostenibile degli ecosistemi, in particolare foreste, zone umide, montagne e zone aride
  • 15.2 Entro il 2020, promuovere una gestione sostenibile delle foreste, fermare la deforestazione, promuovere il ripristino delle foreste degradate e aumentare l’estensione globale
  • 15.3 Combattere la desertificazione, ripristinare i terreni degradati ed il suolo e sforzarsi di realizzare un mondo senza degrado del terreno
  • 15.4 Garantire la conservazione degli ecosistemi montani, compresa la loro biodiversità
  • 15.5 Adottare misure urgenti per ridurre il degrado degli habitat naturali, arrestare la perdita di biodiversità e, entro il 2020, prevenire l’estinzione delle specie minacciate
  • 15.6 Promuovere la condivisione giusta ed equa dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche
  • 15.7 Adottare misure urgenti per porre fine al bracconaggio ed al traffico di specie di flora e fauna protette e contrastare l’utilizzo di  prodotti della fauna selvatica illegali
  • 15.8 Entro il 2020, adottare misure per prevenire l’introduzione e ridurre significativamente l’impatto delle specie alloctone (aliene) invasive
  • 15.9 Entro il 2020, integrare i valori di ecosistema e di biodiversità nella pianificazione, nei processi di sviluppo, nelle strategie di riduzione della povertà
  • 15.a Mobilitare ed aumentare sensibilmente le risorse finanziarie per conservare e utilizzare in modo durevole biodiversità ed ecosistemi
  • 15.b Mobilitare risorse significative per finanziare la gestione sostenibile delle foreste e fornire incentivi ai paesi in via di sviluppo per far progredire tale gestione
  • 15.c Migliorare il sostegno globale per combattere il bracconaggio e il traffico di specie protette, anche aumentando la capacità delle comunità locali di perseguire opportunità di sostentamento sostenibili

 

La situazione dell’Italia

Il nostro Paese è decisamente in ritardo sul raggiungimento di questo goal. La legge sul consumo di suolo non è ancora stata approvata (Senato), e lo sfruttamento indiscriminato del territorio non si arresta e si aggiunge al degrado causato da siccità, incendi, alluvioni e sismi. Anche la protezione delle aree protette e la salvaguardia della biodiversità lasciano a desiderare: in l’Italia varie specie animali e vegetali sono nella lista rossa del Wwf.

L’ASviS non ha ancora preparato un indicatore composito riguardo questo goal, ma riporta l’indicatore relativo all’abusivismo edilizio, qui a lato, che evidenzia la gravità della situazione, con il dilagare delle costruzioni che divorano l’ambiente naturale.

 

Fare Geo

  • Osserva il grafico sulle specie a rischio e le due mappe riportate nel testo (dal sito della World Bank), analizza i dati visualizzati e prepara per ciascuno una didascalia di commento.
  • Prepara una slide con disegni e grafici che illustrino i dati presentati dall’ONU relativi alla desertificazione.

 

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