Agenda 2030: Goal n. 5, Parità di Genere

31/07/2017

21351079995_b7d6d814d5_bLa parità di genere è il quinto goal dell’Agenda 2030 (post 15/02/2016). Arrivare alla piena uguaglianza tra i generi dando maggior potere e responsabilità alle donne non è un obiettivo facilmente raggiungibile perché, anche nei Paesi dove per legge non ci sono differenze tra i sessi,  in realtà il bilanciamento della presenza delle donne nella vita economica e sociale non è ancora stato raggiunto.
Come ha detto Mahnaz Afkhami, fondatrice e presidente dell’ong “Partenariato di Apprendimento Femminile“ (WLP), “lo status delle donne nella società è diventato lo standard attraverso il quale si può misurare il progresso dell’umanità verso la civiltà e la pace“.

G7_News-StartinfromGirls_1200x600Alla Farnesina, durante la presidenza italiana del G7, il 7 e l’8 aprile si è tenuto il Forum internazionale “Starting from girls” in cui, come riporta l’ASviS, è stato indicato un modello da seguire per arrivare alla parità di genere:

La promozione di modelli che offrano le stesse opportunità di accesso a tutti i livelli decisionali, il rafforzamento delle fondazioni che operano per creare lavoro equo e dignitoso, l’eliminazione delle barriere che impediscono la piena realizzazione del potenziale di ciascuna, il superamento degli stereotipi e delle discriminazioni, la condivisione dei compiti domestici e di cura, una buona istruzione e sanità per tutte e, infine, la protezione delle migranti e delle rifugiate, attraverso programmi di integrazione e assistenza: ecco la base da cui partire per uno sviluppo sostenibile globale che, in linea con il quinto Obiettivo dell’Agenda 2030, realizzi davvero la parità di genere.

UNWoman_2017UNWomanSolo nel 2011 l’Onu ha istituito un suo Ente per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (UN Women) che si occupa di creare un ambiente in cui ogni donna possa esercitare i propri diritti e sviluppare il proprio potenziale. Un impegno che  si allarga per trasformare in tutto il mondo gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile in riduzione delle disuguaglianze per donne e ragazze (relazione annuale 2017).

Nel 2013 l’Unesco ha proposto il gioco onlineMind the Gap: Gender & Education” volto a far scoprire le disparità di genere 027114b0a8Unescopresenti nell’istruzione in quasi 200 Paesi. E quest’anno, per facilitare l’inserimento delle donne in tutti gli ambiti della società, ha programmato per il 28 agosto a Bangkok il primo forumCracking the Code: Girls’ Education in STEM”, volto all’educazione delle ragazze in “scienza, tecnologia, ingegneria e matematica”.

540px-Mind_the_gap1.svgAnche Wikipedia opera per ridurre il gap esistente tra uomini e donne. Il progetto di Wikimedia “Gender gap” è volto ad eliminare le differenze di genere nell’enciclopedia online dove solo il 13% dei contributi è realizzato da donne. E per questo sono stati avviati i  “Workshop for Women”, laboratori per l’uguaglianza di genere volti ad ampliare i contributi femminili (nell’immagine di apertura il laboratorio tenuto a Calcutta nel marzo del 2011).

Dove il rischio è più elevato

Flickr_-_usaid.africa_-_Water_pumpLa discriminazione inizia dall’infanzia: sono bimbe ed adolescenti ad essere più a rischio (Unicef). Il trattamento nei primi anni di vita è essenziale per la formazione socioculturale. Molte bambine, diventate adulte non sono in grado di inserirsi proficuamente nella società: dalle bambine fantasma che non vengono registrate all’anagrafe risultando così prive di diritti (niente scuola né sanità), alle spose bambine costrette al matrimonio con uomini più anziani cui devono completa sottomissione, all’esclusione dall’istruzione per stereotipi sui ruoli di maschi e femmine per cui “le donne devono dedicarsi a casa e famiglia”.

A che punto siamo?

Purtroppo in molti Paesi le donne sono ancora discriminate, soprattutto per il persistere di una cultura patriarcale. Sulla pagina dell’ONU (o Onu Italia) e sulla  piattaforma di conoscenza per lo sviluppo sostenibile sono riportati i risultati raggiunti esposti nella relazione del Segretario generale: il progresso si vede, ma è lento. Un primo traguardo è stato il raggiungimento della parità di genere nell’istruzione primaria in circa i due terzi dei Paesi in via di sviluppo, ma rimangono forti disparità.
Ancora elevata la violenza contro le donne: nel 2012 la metà delle donne vittime di omicidio è stata uccisa dal proprio partner, mentre tra le vittime maschili la percentuale scende al 6%.
South african women using water pumpI matrimoni precoci sono calati, ma non scomparsi, mentre la partecipazione alla pianificazione familiare è ancora limitata e, nei Paesi in cui è tradizione, continua ad essere praticata la mutilazione dei genitali femminili (si è ridotta solo del 24% passando da circa una su due nel 2000 a oltre due su tre nel 2015).
Inoltre le donne continuano a svolgere la maggior parte del lavoro domestico e di assistenza non retribuito, mentre la partecipazione alla vita pubblica rimale limitata (meno di un quarto la componente femminile dei parlamenti nazionali (anche se in n 46 paesi, le donne detengono oggi oltre il 30% dei seggi) e alle cariche manageriali (meno di un terzo).

I sotto-obiettivi

Per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo, l’Agenda 2030 ha suddiviso questo goal in 9  target (ASViS), qui sintetizzati:

  • 5.1 – Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo
  • 5.2 – Eliminare ogni forma di violenza e sfruttamento contro tutte le donne, bambine e ragazze
  • 5.3 – Eliminare tutte le pratiche nocive (matrimonio delle bambine e mutilazioni dei genitali femminili)
  • 5.4 – Riconoscere e valorizzare il lavoro di assistenza e il lavoro domestico non retribuiti
  • 5.5 – Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale
  • 5.6 – Garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi
  • 5.a – Avviare riforme per dare alle donne pari diritti di accesso alle risorse economiche
  • 5.b – Migliorare l’uso della tecnologia per promuovere l’empowerment, ossia la forza, l’autostima, la consapevolezza delle donne
  • 5.c – Adottare e rafforzare politiche concrete e leggi applicabili per l’eguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne, bambine e ragazze a tutti i livelli

La situazione dell’Italia

balance-1302200_960_720L’Italia non è ancora allineata ai livelli dei Paesi europei più evoluti, anche se la presenza delle donne nelle istituzioni è aumentata: il 30% nel Parlamento e il 50% tra i ministri. Per quanto riguarda l’istruzione le donne hanno superato gli uomini, con il 29,1% di laureate contro il 18,8% di laureati, ma il tasso di occupazione è basso, in fondo alla graduatoria europea, soprattutto nelle regioni meridionali.
In Italia il carico del lavoro domestico e di cura è ancora prevalentemente svolto dalle donne, anche se lo squilibrio si riduce nella fascia più giovane.
La violenza sulle donne nell’ultimo decennio è calata come numero, ma ne è aumentata la gravità. Inoltre il nostro Paese è in coda all’UE per quanto riguarda l’utilizzo di anticoncezionali moderni (Il 17,6% delle donne usa la pillola contraccettiva, contro una media europea del 21,3%,), anche per il costo e per l’obbligo di ricetta. E rimane il problema degli aborti volontari: il numero è diminuito, ma sembra sia per l’aumento abnorme dell’obiezione di coscienza (70% del personale medico e paramedico): recentemente il Consiglio d’Europa ha  condannato per la seconda volta l’Italia per non aver applicato la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (ASviS).


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  • Osserva per una settimana le notizie riportate dai quotidiani e quelle che trovi su internet (puoi utilizzare il sito ANSA). Individua le notizie che ritieni riguardino questo goal e discutine in classe.
  • Sul sito DeA Wing trovi i dati dell’indice di disuguaglianza di genere a partire dal 2012. Qui sotto sono visualizzate le mappe riferite al 2012 e al 2017. Osservale, confrontale e scrivi una breve relazione di commento. La tabella a lato mostra i valori dell’indice relativo al 2017 per i Paesi dell’Asia meridionale e del Vicino Oriente. Visualizzali con un grafico a istogrammi e prepara una didascalia.

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