Agenda 2030: Goal n. 8, lavoro dignitoso e crescita economica

11/09/2017

Sustainable_Development_Goals_IT_RGB-08ncentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti è l’ottavo goal indicato dall’Agenda 2030 (post 15/02/2016).
Questo obiettivo è legato al secondo goal, migliori condizioni di lavoro permettono di ridurre le malattie professionali, quelle legate alla mancanza di igiene e i possibili incidenti, ma anche al quarto, perché un’istruzione migliore, soprattutto sulle nuove tecnologie, favorisce sia lo sviluppo economico sia l’accesso a posti di lavoro di qualità. E poi al tredicesimo, dato l’elevato contributo UNRISD_rapporto_2016delle attività economiche all’inquinamento.
L’Istituto di ricerca delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sociale (UNRISD) ha pubblicato un rapporto sui cambiamenti delle politiche socio-economiche atte ad affrontare in modo sostenibile e solidale le sfide della povertà, delle diseguaglianze e dei cambiamenti climatici (ASviS).

L’ottavo goal presenta inoltre aspetti non sempre compatibili tra loro. Lo sviluppo economico e la crescita del PIL, infatti, sovente comportano la crescita delle disuguaglianze sociali, con un aumento della popolazione sotto la soglia della povertà, non in grado di accedere ad un lavoro dignitoso. E’ quanto riporta la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD).
degrado-redditoDifficilmente raggiungibile è anche uno sviluppo economico continuo e nello stesso tempo sostenibile, che, come richiesto dal goal, non depauperi le risorse del pianeta. E’ necessario che la crescita economica sia scollegata dal degrado ambientale. La Banca Mondiale (WorlBank) ha visualizzato la situazione nel grafico qui a lato: nella fascia verde in basso troviamo i Paesi più “green” in cui è più elevato il disaccoppiamento tra crescita economica e degrado ambientale, mentre nella zona rosa (dove si trova anche l’Italia) vi sono i Paesi in cui lo sviluppo economico è ancora strettamente legato all’aumento dell’inquinamento. In ogni zona troviamo sia Paesi ricchi sia Paesi poveri.

La crisi che negli ultimi anni ha arrestato lo sviluppo economico dei Paesi avanzati sembra ormai alle spalle, ma rimangono problemi irrisolti, mentre molti Paesi in via di sviluppo stanno lentamente progredendo.
La disoccupazione rimane alta, le persone in cerca di lavoro sono arrivate a 202 milioni nel 2012 e anche chi lavora non sempre riesce a uscire dalla povertà: circa 2,2 miliardi vivono con meno di 2 dollari al giorno e molti sono costretti a lavorare in condizioni non accettabili (ONU Italia).

Come intervenire?

La situazione più grave si registra nei Paesi in via di sviluppo dove la crescita economica stenta ad avviarsi, maza-104057_960_720ma anche nei Paesi avanzati molte sono le persone che non riescono a trovare un lavoro decente. Più in pericolo i giovani, che attualmente faticano a trovare lavoro (in basso il confronto tra il tasso di disoccupazione totale e quello giovanile, dalla Banca Mondiale), poi le donne e i disabili (a lato donne al lavoro nei campi in Tanzania).
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Parecchi i progetti avviati dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) per donne_Yadizifavorire l’occupazione e la crescita economica in tutte le zone più disastrate.

Nel Kurdistan irakeno il panificio gestito da dieci donne Yadizi, fuggite per salvarsi la vita dall’Isis che ha occupato il loro paese. Oggi forniscono il pane ai rifugiati, hanno raggiunto l’indipendenza economica ed hanno creato nuovi posti di lavoro che aiutano 126 famiglie.

pescatori_JdiwiNell’isola Idjwi sul lago Kivu nella Repubblica Democratica del Congo una malattia ha rovinato la vegetazione e la stentata agricoltura: le comunità pigmea e bantu che vi abitano sono state aiutate con la creazione in comune tra le due etnie e la fornitura di sei equipaggi da pesca. Il guadagno ricavato va in parte per l’ammortamento, ma la popolazione oggi vive meglio.

Papua_pesticidiIn un villaggio dell’isola di Papua (zona indonesiana) gli abitanti hanno imparato a migliorare il terreno e proteggere le loro colture mediante pesticidi naturali ricavati dal peperoncino di Celebes e dalla citronella.

In Venezuela, nel mezzo delle foresta l’UNDP ha aiutato la comunità Pemòn a sviluppare il progetto di campo turistico: il villaggio si trova a soli 35 km dal monte Auyán-tepui da cui scende il Salto Angel, la cascata più alta del mondo.

Il 2017 è stato designato dall’ONU “Anno del Turismo” e per l’Agenda 2030 questo settore può dare un importante aiuto allo sviluppo economico e alla creazione di nuovi posti di lavoro (Organizzazione Mondiale del Turismo, UNWTO).

ahmad-masoodorig_mainIl lavoro minorile

Più a rischio di tutti è però la schiera di minori costretti a lavori pesanti, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e nel Medio Oriente. Circa 150 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni che abbandonano la scuola perché coinvolti nel lavoro domestico, nella raccolta di acqua e legna da ardere, o nel lavori nei campi, ma anche costretti a trasformarsi in soldati (Unicef). Una piaga che deve essere debellata al più presto.

I sotto-obiettivi

Per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo, l’Agenda 2030 ha suddiviso questo goal in 12  target (ASViS), qui sintetizzati. Per alcuni sotto-obiettivi la data prevista è stata anticipata al 2020.

  • 8.1 Sostenere la crescita economica pro-capite e almeno il 7% di crescita annua PIL nei paesi meno sviluppati
  • 8.2 Aumentare la produttività economica con la diversificazione, l’aggiornamento tecnologico e l’innovazione
  • 8.3 Promuovere politiche che supportino le attività produttive, creazione di lavoro dignitoso, imprenditorialità, creatività e innovazione; favorire la crescita delle micro, piccole e medie imprese, anche attraverso l’accesso ai servizi finanziari
  • 8.4 Scindere per quanto possibile la crescita economica dal degrado ambientale, in conformità con il quadro decennale di programmi sul consumo e la produzione sostenibili
  • 8.5 Raggiungere la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti (donne, uomini, giovani, disabili) e la parità di retribuzione per lavoro di pari valore
  • 8.6 Entro il 2020, ridurre sostanzialmente la percentuale di giovani disoccupati che non seguano un corso di studi o che non seguano corsi di formazione
  • 8.7 Adottare misure per eliminare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e al traffico di esseri umani, eliminare il lavoro minorile (inclusi i bambini-soldato) e, entro il 2025, porre fine al lavoro minorile in tutte le sue forme
  • 8.8 Proteggere i diritti del lavoro e promuovere un ambiente di lavoro sicuro e protetto per tutti i lavoratori
  • 8.9 Elaborare e attuare politiche volte a promuovere il turismo sostenibile, che crei posti di lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali
  • 8.10 Rafforzare la capacità delle istituzioni finanziarie nazionali per incoraggiare e ampliare l’accesso ai servizi bancari, assicurativi e finanziari per tutti
  • 8.a Aumentare gli aiuti per il sostegno al commercio per i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati
  • 8.b Entro il 2020, sviluppare e rendere operativa una stratgia globale per l’occupazione giovanile e l’attuazione del “Patto globale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro” (ILO)

La situazione dell’Italia

Il nostro Paese non è ancora completamente uscito dalla grave crisi economica degli anni passati. La crescita c’è, ma rimane ridotta, ben minore di quella dei principali partner europei: il PIL è salito dello 0,2% annuo rispetto all’1% dell’UE a 12. La disoccupazione è salita e sono aumentate le disuguaglianze sociali, con le donne che in media percepiscono un salario pari aItalia_2007-2016l 77% di quello maschile e la grave situazione dei giovani che non riescono a trovare lavoro o sono costretti a occupazioni precarie e con basso reddito (ASviS).
La situazione è diversa da regione a regione, ma in tutte il livello di sviluppo del 2016 risulta inferiore (o al massimo uguale) a quello del 2007, qui a lato il grafico sul benessere nelle regioni italiane realizzato dalla Cisl (ASviS).


Fare Geo

  • Osserva il grafico sullo sviluppo delle regioni italiane e leggi i dati riportati sul sito dell’ASviS e prepara una breve relazione sulla situazione attuale della tua regione.
  • Fai un’indagine sull’occupazione dei giovani nella tua città: intervista giovani tra i 15 e i 24 anni chiedendo loro se frequentano la scuola, se lavorano, se sono in cerca di lavoro o se non rientrano in nessuna di queste categorie. Presenta i risultati dell’inchiesta con un grafico accompagnato da una breve relazione.

 

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