Dall'ISU al BES, il benessere equo e sostenibile degli italiani

10/04/2017

Difficile stabilire che cosa permette alla gente di vivere bene. Benessere non significa alto reddito.
Un primo passo per quantificare come si vive un una determinata zona è stato fatto nel 1990, quando l’ONU ha deciso di affiancare al PIL (prodotto interno lordo) l’ISU (indice di sviluppo umano), un indicatore che prende in considerazione, oltre alla produzione di beni e servizi (crescita economica), anche la speranza di vita e l’alfabetizzazione, Ma per valutare il benessere è necessario tenere in considerazione molti altri fattori.
Dal 2013 l’ISTAT pubblica il BES (benessere equo e sostenibile), un rapporto che integra i diversi aspetti dei fenomeni economici, sociali, culturali e ambientali, quello presentato,  BES 2016, è il quarto (Istat).
I dati raccolti, che permettono di comprendere meglio l’Italia e il suo mutare ne tempo, costituiscono un valido strumento di programmazione economica.
Il Presidente dell’Istat Giorgio Alleva così conclude la sua presentazione del rapporto BES 2016: “Oggi continuiamo a raccontare la realtà attraverso nuovi strumenti e letture sempre più articolate, come quelle proposte nel Rapporto Bes, capaci di cogliere la complessità dello sviluppo economico e del progresso sociale del nostro paese. Il quadro statistico offerto in questo Rapporto rappresenta infatti uno strumento essenziale per la ricerca dell’equilibrio fra le diverse componenti dello sviluppo e un monitoraggio consapevole delle diverse forme di diseguaglianza che permangono nel nostro Paese.”.
Da settembre dello scorso anno il rapporto BES è entrato a far parte degli strumenti di programmazione e valutazione della politica economica nazionale.

Sono 130, distribuiti in 12 domini, gli indicatori presi in considerazione dall’Istat che quest’anno sono sintetizzati in 9 indici compositi: Salute, Istruzione e formazione, Occupazione, Qualità del lavoro, Reddito, Condizioni economiche minime, Relazioni sociali, Soddisfazione per la vita, Ambiente.
Gli indici compositi sono visualizzati mediante poligoni a 9 lati con vertici corrispondenti ai 9 indicatori compositi.
Questo tipo di grafico permette il confronto di più valori: qui in basso la situazione dell’Italia nel 2013 e nel 2015-2016 a confronto con quella del 2010, presa = 100.  Si nota il miglioramento di salute, ambiente e istruzione; l’occupazione, dopo un calo nel 2013, è tornata sui valori precedenti mentre gli altri indici segnano un peggioramento.BES_2010-2013-2016_
Il secondo grafico mette in evidenza lo squilibrio tra Nord, Centro e Mezzogiorno, con la forbice tra nord e sud ancora aumentata in questi ultimi anni.

BES_2016_N-centro-S_

 

I BES e l’Agenda 2030

Gli indicatori sviluppati dall’Istat presentano molte analogie e finalità comuni con gli obiettivi indicati dall’ONU nel 2015 per l’Agenda 2030.
In concomitanza con il rapporto BES, l’Istat (cui è stato dato il mandato per l’Italia), presenta una prima serie di indicatori per lo sviluppo sostenibile volti a monitorare, come previsto dall’ONU, il livello di raggiungimento dei 17 Goals (SDGs nell’acronimo inglese).
ASVISLa notizia è data anche dall’ASVIS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, organizzazione nata un anno fa su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile e per mobilitarla allo scopo di realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile..


Salute_Istruzione

Fare Geo

  • Qui a lato trovi i dati del rapporto BES 2016 relativi agli indicatori compositi per la salute e per istruzione e formazione per le tutte le regioni. Visualizza i dati con grafici a tuo piacere e prepara un breve testo di commento.
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  • Osserva il grafico in basso, tratto dal rapporto BES 2016, relativo alla percentuale di energia elettrica da fonti rinnovabili rispetto alla quantità di energia utilizzata nelle varie regioni e prepara una didascalia di commento.
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  • Le regioni dove la percentuale di energia rinnovabile è maggiore si trovano al Nord, ma in complesso nel Nord la percentuale è minore rispetto a quella del Mezzogiorno. Sai spiegare perché?
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