Il luogo del mese: la diga e il lago di Lei

19/03/2019

Al confine tra Italia e Svizzera, a circa 2000 m di quota, sorge un capolavoro dell’ingegneria degli anni Cinquanta: è la grande diga della val di Lei, costruita per produrre energia idroelettrica. Il lago artificiale creato dallo sbarramento occupa la lunga valle, rendendola simile a un fiordo. La costruzione della diga è stata un’impresa epica, realizzata tra il 1957 e il 1962 da ingegneri, impresari edili e operai italiani, in collaborazione con la Svizzera.

 

L’itinerario

Nel Cantone dei Grigioni, nella Svizzera orientale, un’ardita autostrada attraversa le Alpi, seguendo in parte l’itinerario dell’antica via di transito che collega la Lombardia con l’Europa centrale attraverso il passo dello Spluga. Un tratto di questo percorso si snoda in una gola pittoresca, dove scorrono le acque di un affluente del Reno: pareti di roccia altissime si elevano a lato della strada, che assume il nome caratteristico di Viamala.
Solo un attento viaggiatore può notare lo stretto intaglio della val Ferrera che si stacca sulla destra. Una strada tortuosa dalle pendenze vertiginose risale lungo il corso di un torrente spumeggiante e con i suoi ponti supera profondi burroni, fino a raggiungere il piccolo villaggio di Innerferrera (Ferrera di dentro). Da qui la strada prosegue ancora arrampicandosi fino a circa 2000 metri di quota, dove le conifere si diradano; tra i pascoli vi sono alcuni dei più alti insediamenti umani permanenti di tutte le Alpi, come Avers e Juf, comune che conta meno di 200 abitanti.

Viamala, nei pressi di Thusis, in Svizzera

Poco sopra Innerferrera, lo stretto nastro d’asfalto passa a poche decine di metri dalla frontiera italo-svizzera, in un tratto dove l’italiana val di Lei si congiunge alla val Ferrera. Qui, però, è impossibile passare il confine, perché il terreno è talmente scosceso da non poter essere percorso nemmeno a piedi. Tuttavia, si può aggirare l’ostacolo e raggiungere l’Italia imboccando più avanti uno stretto tunnel che sbuca nell’alta val di Lei. Un tempo l’area faceva parte dei domini del vescovo di Coira (Chur): nel 1462 il prelato elvetico la cedette al comune di Piuro (Sondrio), perché era difficilmente raggiungibile dai grigionesi, mentre gli abitanti della Valtellina, allora sovrappopolata, erano disposti a sobbarcarsi lunghe marce a piedi per accompagnare al pascolo i loro armenti.

All’uscita del tunnel, a 1931 m s.l.m., ci troviamo di fronte a uno spettacolo straordinario: una grande diga di sbarramento e un lago artificiale lungo 7,7 km occupano la conca della val di Lei e la rendono simile a un fiordo.

Il lago di Lei

 

Clicca sull’immagine per esplorare la mappa interattiva.

 

La storia

La diga, alta 138 m e lunga 690 m al coronamento, è un capolavoro realizzato tra il 1957 e il 1962 da ingegneri, impresari edili e operai italiani. La costruzione della diga fu un esempio positivo di collaborazione transfrontaliera: grazie a un accordo internazionale, alla fine dei lavori l’area su cui fu costruita la diga venne ceduta alla Svizzera, mentre il lago restò quasi interamente in territorio italiano.

Un filmato d’epoca girato da Ermanno Olmi ricostruisce con uno sguardo attento e allo stesso tempo orgoglioso quell’impresa epica, condotta in una situazione particolarmente difficile: basti pensare che fu necessario costruire una doppia teleferica di 14 km per portare il calcestruzzo e gli operai dalla Valtellina al cantiere.

 

Il lago

Il lago di Lei è al centro di un complesso sistema di sfruttamento delle acque per produrre energia idroelettrica. Gli impianti comprendono non solo il lago, ma anche un intricato sistema di condutture, serbatoi, centrali di pompaggio e turbine per la produzione di elettricità. Buona parte degli impianti è praticamente invisibile, perché racchiusa in caverne o tunnel. Il lago di Lei è il serbatoio centrale del sistema: raccoglie le acque piovane e di scorrimento superficiale che provengono dallo scioglimento del ghiaccio e della neve, oltre a quelle che vengono pompate dalle valli vicine. L’area complessiva di raccolta (bacino imbrifero) misura oltre 500 kmq.
La gestione degli impianti ancora oggi è affidata alle Officine Idroelettriche del Reno Posteriore (KHR), una società italo-svizzera, che garantisce la produzione del 25% dell’energia elettrica della Svizzera. La corporazione dei 18 comuni svizzeri sui quali sorge questa gigantesca opera ha ottenuto dei risarcimenti come contropartita per avere concesso l’uso dei propri terreni: la KHR, in particolare, ha predisposto nuovi pascoli per compensare la perdita di terreni utili allagati dalle acque di serbatoi e laghi. Altri progetti per la costruzione di nuove dighe nella zona di Avers sono stati bloccati dagli abitanti negli anni Ottanta del Novecento.

Il lago di Surfer, in Svizzera, che fa parte del sistema di sfruttamento delle acque gestito dalla KHR

 

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