Le vite dei migranti somali raccontate a fumetti

14/01/2015

di Viviana Brun, Cisv-ONG 2.0

Ci sono tanti modi per conoscersi, raccontare delle storie, approfondire e immergersi nella realtà e nella quotidianità vissuta da altri. La Open Society Foundation ha scelto il fumetto come strumento di dialogo interculturale, per narrare in modo diretto, schietto e talvolta anche ironico, la realtà dei migranti somali in Europa. Lo ha fatto attraverso Meet the Somalis, una raccolta di 14 storie illustrate, ambientate in 7 città europee: Amsterdam, Copenhagen, Helsinki, Leicester, Londra, Malmo e Oslo.
Il fumetto, realizzato da Benjamin Dix e Lindsay Pollock, si basa su una serie di interviste condotte nel corso dei primi sei mesi del 2013.
Il progetto mira a promuovere una maggiore conoscenza dei migranti somali in Europa, una presenza molto importante, soprattutto in seguito all’inizio del conflitto civile che dal 1991 interessa il Paese. Si tratta di una comunità di persone molto diverse: rifugiati, richiedenti asilo ma anche seconde generazioni di migranti, persone nate e cresciute in Europa.
Leggendo le loro storie è possibile indagare ciò che ancora non funziona, quali sono i limiti dell’accoglienza europea, gli atteggiamenti e gli eventi che favoriscono o impediscono una piena integrazione. Attraverso le illustrazioni si entra nel quotidiano, nelle storie di famiglia, nelle tradizioni, nelle abitudini di alcuni migranti somali, ma si guarda anche a noi europei, attraverso gli occhi di chi, per scelta o per necessità, ha fatto dell’Europa la sua nuova casa.
La separazione dai propri cari, la difficoltà di avere notizie, la ricerca di un lavoro, la tenacia e l’impegno nello studio, la nostalgia di casa, il bisogno di mantenere un contatto con le proprie radici e di trasmetterle ai propri figli, i pregiudizi e la difficoltà di esprimersi in una lingua nuova sono alcuni dei temi che caratterizzano le esperienze di vita dei diversi protagonisti.
La semplicità e la forza delle immagini unite ai dialoghi informali e diretti, rendono i racconti appassionanti e coinvolgenti. Lo stile ricorda quello di Persepolis, la graphic novel disegnata da Marjane Satrapi per raccontare il passaggio dalla fanciullezza alla vita adulta di una ragazza iraniana durante la Rivoluzione islamica.
Baashi è il personaggio a cui è dedicato il primo racconto di Meet the Somalis. Si tratta di un ragazzo somalo che giunge ad Amsterdam e si ritrova a vivere da irregolare, dopo aver cercato per lungo tempo di ottenere l’asilo politico.
Anche Liibaan e Abshir vivono ad Amsterdam, sono due fratelli che, crescendo, scelgono di intraprendere stili di vita differenti e un diverso rapporto con la religione.
Sagal invece è una giovane donna di origine somala, studia medicina a Copenhagen, ma nonostante sia nata e cresciuta in Danimarca, si sente discriminata perché ha scelto di indossare l’hijab.
La Danimarca è il Paese a cui giungono anche Abdi e la sua famiglia. Come molti altri protagonisti di queste storie, Abdi arriva in Europa dopo aver trascorso un lungo periodo in un campo per rifugiati in Kenya. Una volta arrivato a Copenhagen, trova lavoro come tassista e la sua vita scorre serena fino all’11 settembre e ai successivi attacchi terroristici in Europa; da quel momento avverte che la considerazione degli altri nei suoi confronti cambia.
Poi c’è Anwar, un giovane in fuga dalla guerra che giunge a Helsinki insieme alla madre, dove inizia a studiare, trova un buon lavoro e si impegna per aiutare i migranti più in difficoltà.
Jamilha invece nasce in Finlandia perché sua madre scappa dalla Somalia quando è già incinta e la mette al mondo in un centro di accoglienza appena giunta nel Paese. Una volta cresciuta, Jamilha sogna di lavorare nel campo della moda ma trova molte difficoltà, fino a quando le viene data la possibilità di andare a Londra, dove tutto sembra più facile. Allontanandosi da Helsinki però si accorge di soffrire di nostalgia, la Finlandia è a tutti gli effetti la sua casa.
Musta è il più grande di 7 fratelli, i suoi genitori hanno i soldi per emigrare e far scappare dalla guerra uno solo dei loro figli e scelgono lui. Dopo un periodo in un campo profughi in Kenya, giunge ad Amsterdam, dove studia per diventare elettricista, sente su di sé la responsabilità di tutta la sua famiglia rimasta in Somalia. Per cercare di inviare più denaro possibile a casa si sposta a Leicester. Fa ogni genere di lavoro, ma non sempre riesce a inviare a casa il denaro sufficiente. Si sposa e ha dei figli e spera che la guerra in Somalia finisca, per rientrare in patria e riuscire finalmente a riunire tutta la sua famiglia.
Anche Shamso vive a Leicester, è una donna divorziata, una madre single che si destreggia tra il lavoro in un bar che ha aperto con un’amica, la gestione dei figli e il volontariato.
MeetTheSomalis-tavola-illustrataSaafi nata e cresciuta a Londra, dopo il lutto di alcuni parenti in Somalia, decide di studiare medicina perché è convinta che con le cure adeguate, le vite dei suoi familiari sarebbero state salvate. La prima volta che va in Somalia, sarà proprio come medico volontario.
Mustafa invece vive a Oslo dove lavora come controllore sui treni. Cerca di combattere l’isolamento, la nostalgia di casa e i problemi di lingua della madre, aprendosi ai vicini, cercando di instaurare dei nuovi rapporti, una nuova rete di relazioni.
Faaid è riuscito a scappare all’arruolamento forzato nelle fila dell’esercito di al-Shabaab ma, quando arriva a Oslo, scopre che rifarsi una vita qui non è facile.
Poi c’è anche chi decide di tornare in Somalia in vacanza, per mostrare ai propri figli il loro Paese di origine e presentarli alla propria famiglia rimasta nel Paese. Questa è la storia di Amiir, che una volta in Somalia realizza quanto i suoi figli ormai siano lontani da quella cultura.
Questi sono solo alcuni esempi dei racconti che compongono la raccolta Meet the Somalis.  Per leggere e scaricare gratuitamente la collezione completa dei fumetti puoi utilizzare questo link: http://www.west-info.eu/files/meet-the-somalis.pdf.

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