Migrador museum, storie dal presente e dal futuro dell’Italia vista dai migranti

24/10/2014

di Donata Columbro, CISV-Ong 2.0

Si chiama Migrador Museum e per visitarlo non dovete alzarvi dalla sedia da cui state leggendo questo articolo. È un museo online nato nel febbraio di quest’anno per raccontare le storie dei migranti arrivati in Italia per motivi economici o politici.
Storie che si perdono tra i numeri dai giornali quando si parla di “invasione”, di sbarchi, di tragedie, di clandestinità.
L’idea invece è quella di aprire uno spazio per dare luce a un patrimonio culturale nascosto, quello delle vite delle persone che decidono di rimanere nel nostro paese senza rinunciare alla loro identità. Ci sono vite di ragazzi che arrivano dal Burkina Faso, dall’Ecuador, dall’Argentina, dal Bangladesh e molte altre parti del mondo.

Tra le storie raccolte anche le biografie di migranti inventati, che portano una visione del ‘futuro’ che ci attende. Come quella di Roberta Farroky, che nel 2038 inventa l’app Daje Italia, per rivelare il senso di appartenenza di un singolo a una nazione, a una cultura.
«Misura da 1 a 10 l’amore nei confronti di una bandiera. La molla che mi ha spinto a farlo fu il racconto di mio padre», si legge su Migrador Museum.

«Unico figlio di immigrati turchi giunti in Italia nel secolo scorso, trovò un impiego presso una società di comunicazione specializzata in sondaggi. Uno dei più gettonati riguardava quello della cittadinanza ai figli dei migranti. Mio padre mi raccontava come il risultato del sondaggio cambiava secondo le parole usate dal sondaggista. Quando questi chiedeva all’interlocutore di turno “lei è favorevole alla concessione della cittadinanza italiana automatica ai figli degli immigrati che nascono in Italia?” il 30% rispondeva di sì. Ma quando la domanda era posta così: “Lei è d’accordo che i compagni di scuola dei suoi figli, che fanno merenda a casa vostra, che fanno i compiti insieme, che giocano a calcio o pallavolo, che ridono alle stesse battute e guardano gli stessi cartoni animati si possano sentire ed essere cittadini italiani a tutti gli effetti come i vostri figli?” il sì toccava anche il 95%. Modestamente mi sono presa delle belle soddisfazioni. La mia invenzione è stata determinante per far cambiare in modo definitivo la legge sulla cittadinanza ai figli degli immigrati. Tutti quelli che sostenevano che i figli degli immigrati devono integrarsi (pur essendo nati e cresciuti in Italia) si son dovuti ricredere o almeno accettare gli esiti dell’app Daje Italia: i figli degli immigrati nati in questo paese si sentono italiani al 100%, amano la patria e combatterebbero per proteggerla».

Un bello spunto di riflessione, anche per noi che viviamo nel presente.

credits illustrazione: http://fedenrico.tumblr.com/

 

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