Rischio idrogeologico: l’Italia è un territorio fragile

26/03/2018

Il territorio italiano, a causa delle sue caratteristiche geologiche, morfologiche e idrografiche, è naturalmente predisposto a fenomeni di dissesto quali frane e alluvioni. L’azione dell’uomo, spesso sconsiderata, altera il territorio contribuendo ad aggravare la situazione. Soltanto negli ultimi anni in Italia è cresciuta la consapevolezza che non basta intervenire dopo che si sono verificati i fenomeni. Bisogna infatti prevenire il rischio di dissesto idrogeologico con interventi adeguati, a partire da studi come il Rapporto 2015 su “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio”, pubblicato dall’Ispra.

 

Il dissesto idrogeologico è una forma di degrado ambientale relativa al suolo o agli strati rocciosi superficiali, prodotta dall’azione delle acque che scorrono in superficie. I fenomeni di dissesto più diffusi sono frane e alluvioni, che si concentrano in territori geologicamente giovani, costituiti da rocce sedimentarie poco consistenti, spoglie o rivestite di una vegetazione insufficiente.
Queste condizioni caratterizzano molte aree del territorio italiano, collocate soprattutto lungo la dorsale appenninica e nella fascia prealpina. La nostra penisola è quindi particolarmente soggetta al dissesto idrogeologico: circa il 60% del suo territorio è interessato dal rischio di frane o di esondazioni dei corsi d’acqua.

Le cause del dissesto idrogeologico
Il dissesto idrogeologico deriva dall’azione combinata di più fattori naturali: un territorio con una struttura geomorfologica giovane e instabile, la presenza di rocce friabili e impermeabili, che favoriscono lo scorrimento in superficie dell’acqua piovana, e un clima in cui lunghi periodi di siccità si alternano a precipitazioni intense e concentrate nel tempo.

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, l’azione dell’uomo contribuisce notevolmente ad aggravare gli effetti di frane e alluvioni, o addirittura ad attivare questi fenomeni. Ciò accade, per esempio, attraverso il disboscamento di interi versanti, che espone il suolo all’azione diretta dell’acqua piovana. Oppure con l’abbandono dei terrazzamenti agricoli, che per secoli hanno protetto i versanti montuosi, e l’utilizzo di monocolture intensive, che modificano la conformazione del territorio. Altre azioni antropiche più dirette sono: la costruzione di strade e grandi opere come viadotti, ponti e dighe, che “tagliano” i versanti; il prelievo eccessivo di sabbie e ghiaie dall’alveo dei fiumi, che fa aumentare la velocità della corrente; la costruzione di argini artificiali, che fanno diminuire la sezione dei corsi d’acqua; la costruzione di edifici negli alvei o a ridosso degli argini.

La situazione in Italia
In Italia spesso si interviene soltanto dopo che si sono verificati i fenomeni di dissesto, cercando di contrastare le frane già in atto con la costruzione di manufatti o sistemi di drenaggio delle acque superficiali, e le esondazioni con argini più alti e bacini di contenimento. Quello che manca, nella maggior parte dei casi, è la volontà di prevenire i rischi, attraverso una sistemazione dei versanti utile a impedire a questi fenomeni di verificarsi o, quanto meno, a contenere i possibili danni. Questa prevenzione, certamente più efficace, richiede però un’attenta sistemazione idraulica delle aree a rischio, da attuarsi dopo un adeguato studio idrogeologico dei bacini in cui tali fenomeni si verificano più di frequente.

Gabbioni per la difesa delle sponde dei corsi d’acqua

Negli ultimi anni, per fortuna, qualcosa sta cambiando: l’Italia, infatti, recentemente ha avviato alcuni progetti finalizzati alla prevenzione di frane e alluvioni. Per quanto riguarda le frane, in particolare, ha avviato il progetto IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia), curato dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in collaborazione con le Regioni e le Province Autonome. A queste istituzioni spetta il compito di raccogliere i dati storici sugli eventi del passato e di mappare in dettaglio i fenomeni franosi, mentre l’Ispra coordina le attività, verifica i dati ed elabora statistiche e mappe tematiche.

Un’importante pubblicazione dell’Ispra è il Rapporto 2015 su “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio”: esso fornisce un quadro completo e aggiornato sui vari tipi di degrado ambientale, con particolare attenzione a frane, alluvioni ed erosione costiera. Il Rapporto contiene inoltre gli indicatori di rischio frane e alluvioni relativi a popolazione, imprese, beni culturali e superfici artificiali esposti al rischio, cui è possibile accedere in forma interattiva. Questi elementi risultano fondamentali per programmare gli interventi finalizzati alla mitigazione del rischio.
Il Rapporto 2015 si completa attraverso due carte tematiche dettagliate che descrivono, comune per comune, la percentuale di popolazione soggetta al rischio frane (Carta della popolazione a rischio frane in Italia) e al rischio alluvioni (Carta della popolazione a rischio alluvioni in Italia).

Popolazione a rischio frane su base comunale (Fonte: Rapporto ISPRA, 233/2015)

Popolazione a rischio alluvioni su base comunale (Fonte: Rapporto ISPRA, 233/2015)

 

Fare Geo

  • Riassumi il concetto di dissesto idrogeologico e spiega il motivo per cui l’Italia ne è particolarmente soggetta.
  • Spiega i motivi per cui la prevenzione del rischio frane e alluvioni risulta più efficace degli interventi successivi ai disastri.
  • Verifica su Internet il ruolo svolto da Ispra nei confronti del dissesto idrogeologico. Controlla anche quali sono stati gli interventi legislativi più recenti in materia.
  • Prova ad analizzare le carte del rischio frane e alluvioni relative al comune in cui abiti, consultando inoltre i dati disponibili in forma interattiva.
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