Stiamo perdendo la battaglia sul clima?

31/01/2018

Iniziamo con questo post una collaborazione con il prof. Enzo Fedrizzi, autore di numerose pubblicazioni geografiche e scientifiche. Apriamo con un tema di grande attualità: la lotta ai cambiamenti climatici. Due anni dopo l’Accordo di Parigi, la Francia ha convocato il One Planet Summit, un’assemblea a cui hanno partecipato i rappresentanti di molti Paesi per fare il punto sul raggiungimento degli obiettivi fissati per contenere il riscaldamento globale.

 

Nel dicembre 2015, quasi tutti i Paesi del mondo hanno aderito all’Accordo di Parigi, elaborato nel corso della XXI Conferenza sui cambiamenti climatici promossa dalle Nazioni Unite (COP21). Con questo accordo si impegnavano ad azzerare, entro la seconda metà del secolo, le emissioni di gas serra, per contenere l’aumento della temperatura media dell’atmosfera fra 1,5 e 2 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Le criticità dell’Accordo di Parigi
L’obiettivo dell’accordo è stato subito ritenuto irrealizzabile da molti scienziati, secondo i quali una concentrazione di anidride carbonica pari a 450 ppm, la soglia da non superare per riuscire nell’intento, verrà probabilmente raggiunta già verso il 2040. Studi recenti affermano addirittura che entro il 2100 la temperatura media del pianeta aumenterà di almeno 3,2 °C: un valore tale da innalzare il livello del mare di oltre 1 metro e da sconvolgere tutti gli ecosistemi della Terra (Focus).

Questa visione pessimistica si è rafforzata agli inizi del 2017 quando il nuovo presidente Trump, dichiaratamente scettico circa l’origine antropica del global warming, ha annunciato l’intenzione di revocare l’adesione degli Usa, responsabili del 31% delle emissioni globali di gas serra, all’Accordo di Parigi. Se questo dovesse avvenire, potrebbero ritirarsi anche altri Paesi, compromettendo ogni speranza di rallentare il cambiamento climatico.

La difficoltà di raggiungere gli obiettivi di Parigi ha una spiegazione molto semplice: il passaggio definitivo alle energie rinnovabili, pur rappresentando un’opportunità per molte imprese, è estremamente costoso. Secondo una stima della IEA, l’Agenzia internazionale dell’Energia, per limitare l’incremento della temperatura a 2 °C occorrerà investire nel settore energetico 3500 miliardi di dollari l’anno, per almeno trent’anni.

Il One Planet Summit
In questa atmosfera di incertezza si inserisce il recente One Planet Summit, convocato a Parigi dal presidente francese Macron in occasione del secondo anniversario della COP21.

Da Parigi è arrivato un invito a concentrare gli sforzi di tutti verso il contenimento del cambiamento climatico, evitando scelte egoistiche indirizzate al benessere di un solo paese. “Stiamo perdendo la nostra battaglia contro il riscaldamento climatico”, ha affermato Macron davanti a decine di capi di Stato e di governo, “perché non andiamo abbastanza veloci”.

Il One Planet Summit ha avuto una scarsa partecipazione da parte di Paesi come Stati Uniti, Canada, India e Cina, ma ha visto emergere molte iniziative positive. Il presidente della Banca Mondiale, per esempio, ha annunciato che dal 2019 la sua istituzione non finanzierà più progetti relativi alla produzione di gas e petrolio. La Francia, dal canto suo, si impegnerà a combattere il cambiamento climatico incentivando lo sviluppo di auto elettriche. La Fondazione di Bill Gates, poi, fornirà finanziamenti per sostenere l’agricoltura nei Paesi in via di sviluppo. Anche numerose aziende, tra cui venti delle maggiori banche del mondo, hanno annunciato di voler considerare il rischio climatico nelle loro attività.

Ma “tutto ciò ancora non basta”, afferma il Climate Action Network (CAN), la rete che raccoglie oltre 1200 Ong che in tutto il mondo lottano contro il cambiamento climatico. “Sappiamo dal rapporto 2017 dell’ONU sulle emissioni”, prosegue il CAN, “che non siamo sulla strada giusta. Il rapporto ci dice che dobbiamo triplicare gli sforzi, aumentare i finanziamenti pubblici e privati e accelerare il dispiegamento di fonti rinnovabili, per conseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”.

Fare geo

  • Riassumi i punti fondamentali su cui si basa l’Accordo di Parigi, consultando uno dei molti articoli di giornale che lo hanno trattato.
  • Per quale motivo oggi, dopo solo due anni dall’accordo, si ritiene che i suoi obiettivi siano quasi impossibili da raggiungere?
  • Consultando uno o più siti di organizzazioni ambientaliste italiane, cerca di capire le critiche che sono state rivolte a Macron circa la convocazione del One Planet Summit.
  • Cerca sui medesimi siti, o su quelli di riviste che si occupano di divulgazione scientifica, le misure da adottare per poter contenere il riscaldamento globale entro 1,5 – 2 °C.

 

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