Tornado su Taranto

30/11/2012

Il 28 novembre un violento tornado ha devastato Taranto terminando il suo tragitto proprio sullo stabilimento dell’Ilva, la fabbrica che negli ultimi tempi è “nell’occhio del ciclone” per motivi non “naturali”, ma sempre “ambientali”  (La Stampa).
E nell’acciaieria “chiusa” per inquinamento la furia della tromba d’aria ha fatto una vittima: un operaio che si trovava nella cabina di una gru presa dai vortici del vento e scaraventata in mare.
Sul Corriere della Sera e su La Stampa si possono osservare alcuni video del tornado in azione: un lampo blu segna il momento in cui il vortice si scarica al suolo colpendo lo stabilimento e mettendo in corto circuito l’impianto elettrico; un black out che ha fatto scattare all’Ilva il protocollo di emergenza, ma ormai i danni erano già avvenuti.
Il vento a 200 km all’ora ha devastato tutta la città distruggendo ogni cosa: pali divelti, capannoni crollati e anche auto trasportate e accatastate una sull’altra. L’area più colpita è stata quella del porto, dove si trovava la gru gettata in mare. Un’altra gru è stata sbattuta contro una nave ormeggiata, ma fortunatamente non ci sono altre vittime.
Il tornado si è formato sulla Calabria, per poi spostarsi verso nord aumentando di intensità. Nella carta alto si può vedere il percorso seguito che si conclude ne porto di Taranto.

I tornado: un rischio in aumento
Sull’Italia si sono sempre verificati tornado, ma si trattava di eventi sporadici e generalmente non troppo violenti. Ma negli ultimi anni il fenomeno sembra proprio essersi amplificato. Colpisce con più frequenza e con maggior violenza. In questo secolo i più violenti sono stati quello della Brianza nel luglio 2001 che ha scoperchiato capannoni e spostato di 200 metri automobili, poi nel giugno 2009 un tornado ha fatto molti danni in provincia di Treviso, mentre a giugno di quest’anno è stata la volta di Venezia (vedi blog) e dopo pochi mesi di Taranto.

In «Ambiente»

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