Zanzare killer: i progressi nella lotta contro la malaria

04/06/2019

Recentemente si è celebrata la Giornata mondiale contro la malaria, per sollecitare la lotta contro questa grave malattia. Trasmessa da una zanzara, è diffusa nelle aree tropicali più povere dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina e miete più vittime delle guerre. Quali metodi sono stati adottati fino a oggi per combatterla e quali risultati sono stati ottenuti?

 

Le detestiamo per le loro punture, ma le zanzare costituiscono molto più di un semplice fastidio. Infatti, possono essere vettore di malattie, che trasmettono attraverso due punture: una per prelevare l’agente patogeno da un individuo malato, l’altra per iniettarlo in un individuo sano. Delle 3500 specie conosciute, solo 200 sono realmente pericolose, ma in grado di diffondere malattie particolarmente gravi: la malaria, veicolata da un protozoo (il plasmodio) e diffusa in tutta la fascia intertropicale, dove vive circa il 40% della popolazione mondiale; la Chikungunya, provocata da un virus presente in Africa e Asia meridionale; la Dengue, il cui virus è attivo anche in America latina e Oceania; Zika e febbre gialla, malattie virali diffuse soprattutto in America latina e Africa centrale; il West Nile virus, presente in Africa, Asia, Europa e America settentrionale; la Filariosi linfatica, prodotta da minuscoli vermi e assente solo in Europa.
Tra queste malattie, la più pericolosa è la malaria: in base all’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, nel 2017 ha colpito 219 milioni di persone e provocato 435 mila morti. Queste cifre superano le circa 400 mila vittime di guerre e altre forme di violenza da parte dell’uomo, che si registrano ogni anno nel mondo. La presenza endemica della malaria, inoltre, costituisce il principale ostacolo a qualsiasi forma di sviluppo economico in aree come l’Africa subsahariana e molte regioni dell’Asia e dell’America.

 

La diffusione della malaria nel mondo, in base al numero di casi rilevati nel 2017 (Fonte: WHO)

 

Distribuzione percentuale dei morti per malaria nel mondo nel 2017 (Fonte: WHO)

 

I rimedi tradizionali

Già nell’antichità era noto lo stretto rapporto fra malaria e zone paludose: per questo nel corso della storia sono state bonificate molte paludi, eradicando così la malattia da numerose aree di Europa, America settentrionale, Asia orientale e Oceania. Questa strategia, però, si è rivelata insufficiente: il numero delle vittime è stabile da diversi anni, malgrado gli sforzi pubblici e privati profusi nell’arco degli ultimi decenni (2,7 miliardi di dollari nel solo 2016).

I terreni paludosi prima delle opere di bonifica Parmigiana Moglia (Emilia-Romagna), primo esempio in Italia di bonifica idraulica e agraria totale (da L’Illustrazione Italiana, 1933)

Nel 1939 si pensava di aver trovato il rimedio perfetto con il DDT, tanto che nel 1948 il suo inventore, Paul Hermann Müller, è insignito del premio Nobel. Questo insetticida, tuttavia, viene bandito all’inizio degli anni Settanta, dopo la scoperta dei gravi danni che provoca alla salute e all’ambiente.
Negli ultimi decenni si è preferito puntare su semplici zanzariere impregnate di sostanze insetticide, che però devono essere sostituite spesso, con un dispendio economico non indifferente. In molti Paesi dell’Africa subsahariana, invece, si utilizzano trappole in grado di attirare gli insetti adulti con sostanze zuccherine e poi di ucciderli con sostanze insetticide. Ai tropici, si inseriscono i cosiddetti “tubi per gronde” nelle abitazioni, dove penetrano gli insetti, fra la sommità delle pareti e il tetto. Dotati di una griglia elettrostatica, questi tubi depositano sugli insetti che vi si posano una quantità letale di insetticida. In tutti questi casi bisogna tenere presente che gli insetticidi, per quanto a bassa tossicità, possono provocare forme di intossicazione. Inoltre, dopo alcuni anni gli insetti diventano immuni agli insetticidi.

 

Le tecniche più moderne

Nell’attesa che farmaci e vaccini contro la malaria diventino più efficaci e disponibili per le popolazioni delle zone a rischio, non resta che continuare la lotta contro le zanzare con nuove tecniche, basate sulle biotecnologie.
La prima consiste nel rilasciare nell’ambiente maschi di zanzare sterilizzati: dal momento che non possono riprodursi, si ottiene una diminuzione delle popolazioni di zanzare. Questa tecnica ha debellato il pericoloso parassita chiamato “mosca assassina” in America centro-settentrionale.
Un’altra tecnica per eliminare le zanzare è stata adottata in Brasile: sono stati immessi nell’ambiente esemplari geneticamente modificati, dotati di un gene che uccide direttamente la progenie femminile. Nelle aree trattate le zanzare si sono ridotte del 90%, ma questa tecnica potrebbe avere conseguenze impreviste sugli ecosistemi naturali.
Ancora più rivoluzionaria è la tecnica basata sul meccanismo del “gene driver”. Si tratta di una manipolazione genetica che crea insetti dotati di particolari difetti (per esempio, l’impossibilità di accoppiamento, la capacità di generare solo individui maschi o l’incapacità di trasmettere un parassita) che si diffondano gradualmente all’intera popolazione. Principale vantaggio del gene driver è che, rispetto alla sterilizzazione, serve un numero molto inferiore di insetti trattati, con vantaggi in termini di costi. In questo caso, a causa della preoccupazione per conseguenze impreviste, non sono ancora stati autorizzati esperimenti sul campo.

 

Clicca sull’immagine per consultare la Story Map sulla malaria.

 

FARE GEO

  • Consulta la Story Map sulla malaria e individua le correlazioni tra caratteristiche dei biomi e diffusione della malaria nel mondo.
  • La malaria è stata a lungo endemica in molte aree dell’Italia, con gravi conseguenze sulla popolazione. Documentati su Internet e compila una tabella con i luoghi interessati e gli interventi messi in atto.
  • Fai una ricerca sul sito di Le Scienze ed elenca le conseguenze che l’uso del DDT ha avuto sull’ambiente.

In «Geografia socio-economica»

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